🧐 Amo il mio lavoro… oppure no? 🤔
- Evelina Carretto
- 23 feb
- Tempo di lettura: 2 min
Qualche settimana fa, ho lanciato tra i miei contatti e non solo, un sondaggio (Se vuoi rispondere anche tu 👉🏻 https://docs.google.com/forms/d/1-lGf1svqbDd9_PTu-vNIOL3Wu68dUm0Nx6AbQ9qdYZE/edit?hl=it) dal titolo "𝗤𝘂𝗮𝗻𝘁𝗼 𝘀𝗲𝗶 𝗳𝗲𝗹𝗶𝗰𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝘂𝗼 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼?". I risultati sono stati sorprendenti: una fotografia spietata (ma utilissima!) del nostro rapporto con il lavoro. 📸💼
📊 Cosa emerge dal sondaggio (tradotto dal “linguaggio dei grafici”)
Il quadro generale è questo:
una minoranza davvero felice (circa il 15%, 🥳 evviva!)
un'altra parte importante, felice (circa il 28% 😄)
una fetta centrale, tiepidamente soddisfatta (25% 😐)
→ “Non sto male, ma neanche bene”
un'ultima fetta importante di persone insoddisfatte o frustrate (circa 28% 😩)
e qualcuno che probabilmente ha risposto mentre cercava offerte su LinkedIn 🔍
Il dato interessante non è solo quanto siamo felici, ma come lo siamo:
👉 molte persone dichiarano di “reggere”, “adattarsi”, “resistere”.
E qui scatta la domanda scomoda:
da quando “resistere” è diventato un obiettivo di carriera? 🤔🔥
🧠 Un po’ di teoria (promesso: niente sbadigli)
Secondo Abraham Maslow, dopo i bisogni di base arriva il bisogno di realizzazione. Tradotto:
👉 lavorare solo per lo stipendio non basta a lungo termine.
Poi arriva Frederick Herzberg che ci dice:
stipendio, sicurezza e orari = fattori igienici
senso, crescita, riconoscimento = fattori motivanti
Molti partecipanti al sondaggio hanno i primi, ma per la maggior parte, sono a corto dei secondi.
Risultato?
💥 lavori “accettabili”
💥 carriere “logiche”
💥 vite professionali emotivamente in sciopero
💥 sensazione di "non posso fare diversamente"
😬 Il grande equivoco: “Se non sto male, va bene così”
Dal sondaggio emerge una convinzione pericolosissima:
“Non odio il mio lavoro, quindi perché dovrei cambiarlo?”
Risposta breve:
👉 perché non odiarlo non è la stessa cosa che viverlo bene.
Nel tempo, questa zona grigia porta a:
apatia 😶
fatica
cinismo 🙄
frustrazione 😣
burnout 🤯
🧭 Cosa c’entra l’orientamento professionale?
Tutto. Assolutamente tutto.
L’orientamento non serve solo:
❌ a chi “non sa cosa fare da grande”
❌ a studenti confusi
Serve soprattutto a chi:
✔ lavora
✔ funziona
✔ ma non si sente al posto giusto
Il sondaggio ci dice che molte persone non sono infelici del lavoro in sé, ma del mismatch tra:
chi sono oggi
e il lavoro che fanno da anni
✨ La vera domanda (quella che fa paura)
Non è:
“Quanto sei felice del tuo lavoro?”
Ma:
“Questo lavoro è ancora allineato con la persona che sono diventata?”
Se la risposta è:
“Non lo so”
“Forse no”
“Peferisco non pensarci”
Allora non è un problema di motivazione
⚠️ è un problema di direzione
⚠️ è un problema di valori
🚀 Conclusione (scomoda ma liberatoria)
Il sondaggio ci insegna una cosa fondamentale:
👉 la felicità lavorativa non è un lusso
👉 è un indicatore
Un indicatore che ti sta dicendo:
🧭 fermati
🧭 ascoltati
🧭 riorienta la rotta
Perché il lavoro occupa troppe ore della nostra vita per essere vissuto in modalità “vabbè, dai” 😅
E tu? 💭 stai vivendo la tua carriera o la stai semplicemente sopportando?
(Se questa domanda ti ha punto… non è un bug. È un segnale che devi scrivermi! 😉)




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