top of page

🧐​ Amo il mio lavoro… oppure no? 🤔​

Qualche settimana fa, ho lanciato tra i miei contatti e non solo, un sondaggio (Se vuoi rispondere anche tu 👉🏻​ https://docs.google.com/forms/d/1-lGf1svqbDd9_PTu-vNIOL3Wu68dUm0Nx6AbQ9qdYZE/edit?hl=it) dal titolo "𝗤𝘂𝗮𝗻𝘁𝗼 𝘀𝗲𝗶 𝗳𝗲𝗹𝗶𝗰𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝘂𝗼 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼?". I risultati sono stati sorprendenti: una fotografia spietata (ma utilissima!) del nostro rapporto con il lavoro. 📸💼



📊 Cosa emerge dal sondaggio (tradotto dal “linguaggio dei grafici”)


Il quadro generale è questo:

  • una minoranza davvero felice (circa il 15%, 🥳​ evviva!)

  • un'altra parte importante, felice (circa il 28% 😄)

  • una fetta centrale, tiepidamente soddisfatta (25% 😐)

    → “Non sto male, ma neanche bene”

  • un'ultima fetta importante di persone insoddisfatte o frustrate (circa 28% 😩)

  • e qualcuno che probabilmente ha risposto mentre cercava offerte su LinkedIn 🔍


Il dato interessante non è solo quanto siamo felici, ma come lo siamo:

👉 molte persone dichiarano di “reggere”, “adattarsi”, “resistere”.


E qui scatta la domanda scomoda:

da quando “resistere” è diventato un obiettivo di carriera? 🤔🔥



🧠 Un po’ di teoria (promesso: niente sbadigli)


Secondo Abraham Maslow, dopo i bisogni di base arriva il bisogno di realizzazione. Tradotto:

👉 lavorare solo per lo stipendio non basta a lungo termine.


Poi arriva Frederick Herzberg che ci dice:

  • stipendio, sicurezza e orari = fattori igienici

  • senso, crescita, riconoscimento = fattori motivanti


Molti partecipanti al sondaggio hanno i primi, ma per la maggior parte, sono a corto dei secondi.

Risultato?

💥 lavori “accettabili”

💥 carriere “logiche”

💥 vite professionali emotivamente in sciopero

💥 sensazione di "non posso fare diversamente"



😬 Il grande equivoco: “Se non sto male, va bene così”


Dal sondaggio emerge una convinzione pericolosissima:


“Non odio il mio lavoro, quindi perché dovrei cambiarlo?”


Risposta breve:

👉 perché non odiarlo non è la stessa cosa che viverlo bene.


Nel tempo, questa zona grigia porta a:

  • apatia 😶

  • fatica 🫩​

  • cinismo 🙄

  • frustrazione 😣​

  • burnout 🤯​


🧭 Cosa c’entra l’orientamento professionale?


Tutto. Assolutamente tutto.

L’orientamento non serve solo:

❌ a chi “non sa cosa fare da grande”

❌ a studenti confusi

Serve soprattutto a chi:

✔ lavora

✔ funziona

✔ ma non si sente al posto giusto


Il sondaggio ci dice che molte persone non sono infelici del lavoro in sé, ma del mismatch tra:

  • chi sono oggi

  • e il lavoro che fanno da anni



✨ La vera domanda (quella che fa paura)


Non è:

“Quanto sei felice del tuo lavoro?”


Ma:

“Questo lavoro è ancora allineato con la persona che sono diventata?”


Se la risposta è:

  • “Non lo so”

  • “Forse no”

  • “Peferisco non pensarci”


Allora non è un problema di motivazione

⚠️ è un problema di direzione

⚠️ è un problema di valori



🚀 Conclusione (scomoda ma liberatoria)


Il sondaggio ci insegna una cosa fondamentale:

👉 la felicità lavorativa non è un lusso

👉 è un indicatore

Un indicatore che ti sta dicendo:

🧭 fermati

🧭 ascoltati

🧭 riorienta la rotta

Perché il lavoro occupa troppe ore della nostra vita per essere vissuto in modalità “vabbè, dai” 😅


E tu? 💭 stai vivendo la tua carriera o la stai semplicemente sopportando?

(Se questa domanda ti ha punto… non è un bug. È un segnale che devi scrivermi! 😉)



 
 
 

Commenti


bottom of page